XX settembre

per la tutela della democrazia, del pluralismo e dell’ unità nazionale
lunedì 5 ottobre 2009
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Il 20 settembre del 1870, con l’entrata dei bersaglieri a Porta Pia si compiva l’Unità nazionale. Lo Stato italiano poneva fine al dominio teocratico dei Papi, che quel processo di indipendenza italiana avevano sempre avversato, e Roma diventava finalmente capitale d’Italia.

Il XX settembre era festa nazionale. Soppressa a seguito dei “patti lateranensi”, non venne più ripristinata, neppure con la nascita della Repubblica.

Eppure questa ricorrenza dovrebbe essere una grande festa patria di unità e di libertà, come lo sono l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo il 25 aprile, e quello della nascita della Repubblica il 2 giugno. Tappe di riscatto dell’Italia. Memoria storica per la costruzione dei valori laici libertari e democratici che ispirano la nostra Repubblica. E che la nostra Costituzione tutela.

Le commemorazioni possono essere vissute come rituali noiosi ed un po’ retorici solo se perdono il valore di monito per il presente. Solo se si cerca di annacquarne il significato storico. Magari con ben orchestrate operazioni di ideologismo revisionista. In questi ultimi anni abbiamo assistito alle mode dei processi a Garibaldi, alla rivalutazione dei Borboni, al riscatto di dittatori e sacri monarchi assoluti. All’equiparazione, se non addirittura al ribaltamento, di vittime e carnefici!

Iniziative cercate con sollecitudine e costanza da un’alleanza di poteri reazionari a cui lo stato liberal-democratico va stretto. E per questo se ne vorrebbero amputare le radici storiche. Ecco allora che ripartire dal XX settembre è importante per contrastare chi impunemente impreca, finanche dagli scranni parlamentari, contro l’Unità d’Italia. Ed in attesa della vanesia secessione incita al razzismo ed organizza ronde contro tutto quanto pensa minacci il fortino della razza padrona e padana.

Ma il XX settembre è anche un baluardo per la difesa dei diritti umani e la loro estensione di fronte al cesaropapismo di ritorno, che occupa vuoti politici e detta leggi. E per questo vuole il controllo sulla scuola, sulla sanità, sulla ricerca scientifica, sulla comunicazione. Sulle menti e sui corpi di ognuno. E per questo scaglia i suoi anatemi contro l’illuminismo, che ha decretato l’uscita dell’umanità dalla minorità individuale e sociale. Oggi le forze clerical-confessionali vanno all’assalto e formano nuovi patti d’acciaio, approfittando degli spazi della pubblica agorà, per riaffermare la loro universale totalitaria riconquista. E fanno dell’Italia il loro trampolino di lancio, trovando facili alleati e complici nei governi-azienda, che compensano le mancate politiche di libertà e giustizia sociale con le sindromi popolari da padrepio e da enalotto.

E questo avviene nel silenzio quasi totale di un’opposizione allo sbando, dove molti, rimasti orfani della Piazza Rossa o del Muro di Berlino sembrano presi dalla sindrome delle acquasantiere. C’è un passo di Cent’anni di solitudine, di Gabriel Garcia Marquez, dove il partito ex rivoluzionario si convince che è bene: “rinunciare alla revisione dei titoli di proprietà”, “recuperare l’appoggio dei latifondisti liberali”, “rinunciare alle lotte anticlericali per ottenere l’appoggio del popolo cattolico”, “rinunciare alle aspirazioni all’uguaglianza dei diritti... in nome dell’integrità della famiglia”... Di fronte a questo programma il colonnello Aureliano Buendìa, commenta: “vuol dire che stiamo lottando solo per il potere”.

Più che alla rassegnazione, speriamo che questo passo, sia di stimolo per un progetto politico, che oltre i tatticismi, rimetta al centro libertà e giustizia, affinché la Breccia di Porta Pia non sia riconquistata da quelle forze restauratrici, che con volti diversi, ieri come oggi, alimentano servilismo e paura per poter realizzare indisturbate il proprio sultanato.

Maria Mantello



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Friday, September 30th 2011

Saturday, October 1st , 2011

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